Gli americani ce l’hanno fatta!
Al secondo assalto (ai mondiali dello scorso anno si fermarono al terzo posto) la creatura di Jerry Colangelo, lo scintillante USA Team, è tornato sul tetto del mondo in una competizione per Nazioni.
Gli Stati Uniti sono tornati all’oro grazie all’intensità difensiva che sono stati in grado di imprimere ai loro match nei momenti chiave ed all’immenso talento offensivo del pacchetto esterni.
Non più solamente “uno contro uno” quindi, ma, almeno nelle partite importanti, buone soluzioni sul penetra e scarica (abbiamo scoperto, ad esempio, che anche Bryant sa scaricare la palla quando chiuso dalla difesa.. qualcosa di sorprendente dopo aver guardato le NBA Finals di quest’anno) ed una sufficiente circolazione di palla sia contro le difese man-to-man sia contro le arcigne difese a zona che hanno dovuto affrontare lungo il loro cammino verso la redenzione (questo il motto con cui la Nike ha pomposamente presentato lo USA Team a Pechino).
Sopra ho parlato di pacchetto esterni.. e quello interni con gli atletici Bosh ed Howard? In attacco raccoglievano quasi sempre solo le briciole: scarichi (pochi) e tap-in (molti) mentre in difesa hanno costantemente subito.. Scola, Reyes ed i fratelli Gasol (ma anche un fin qui anonimo Gutierrez) hanno pasteggiato allegramente nel pitturato ed a rimbalzo difensivo gli USA hanno sempre avuto problemi.. vero che di centri di peso non ne avevano ma Bosh e Howard non li ho mai visti impegnarsi troppo nel tagliafuori difensivo.. Forse non è solo Bargnani a non fare il tagliafuori in NBA..
Ma quanto sono davvero forti questi USA? Più del mitico Dream Team del ‘92?
Non lo so ma probabilmente molto di più di quei miseri 11 punti rifilati agli spagnoli in finale (fare i cambi col cronometro in mano come il prete nelle partite della parrocchia non sempre incide positivamente sulla partita, vero Coach K?).
USA meritatamente medaglia d’oro quindi. Vero, anzi, verissimo.. mi sia permesso di dire però che vedere sua maestà Kobe Bryant fare quattro passi per partire in palleggio mi ha fatto patire una pena inferiore solo a quella che mi ha fatto patire la scelta della FIBA di sorvolare su questa regola ad uso e consumo degli statunitensi.. come fa la FIBA a dire che i passi in partenza fatti in contropiede a campo aperto “non influiscono” sull’esito dell’azione?
“Esito dell’azione“.. già.. ma ci pensate? Usate il vostro “videoregistratore mentale” e riguardate le vostre partite.. Quante partite avete perso per aver buttato alle ortiche due facili punti in contropiede nel momento topico del match a causa di un passi in partenza molto meno evidente di uno qualsiasi di quelli fatti a ripetizione da Kobe durante queste Olimpiadi? Quanto tempo avete perso in palestra ad insegnare le partenze in palleggio per non dover rivivere tali esperienze?
L’unico esito dell’azione ammesso dal regolamento dopo un passi in partenza, difensore o non difensore, contropiede o difesa schierata, è una chiamata per “passi” ed una rimessa per la squadra avversaria. Punto.
Bruttaffare questa pagliacciata sull’interpretazione della norma dei passi, spero di non dover assistere nuovamente a buffonate del genere in altre competizioni: eliminiamo la regola o applichiamola ma non ripetiamo questa esperienza “da brividi”.
In fin dei conti se sulla via della redenzione gli americani hanno dovuto imparare a difendere e ad attaccare la zona ora saranno certamente in grado di imparare anche a non fare passi in partenza.
Basta volerlo.

Pubblicato da mtrabucco