La frase che fa da didascalia alla mia foto sarebbe stata pronunciata – secondo un aneddoto raccontato da Mirko Novosel e riportato nel libro – da Zoran Slavnic, appena entrato in campo, durante le semifinali delle Olimpiadi di Montreal ’76 mentre si accingeva a prendere in consegna Sergej Belov, icona del basket sovietico e mondiale).
Sergio Tavcar non ha bisogno di presentazioni: per tutti gli appassionati di basket veneti, bisiacchi, giuliani e friulani è il Dio della telecronaca. Anzi, a dirla tutta, per molti di noi è Dio e basta ed è per questo che non vi dirò molto su questo libro che ho divorato in pochi giorni di lettura. Trattasi di un racconto molto lineare degli anni d’oro del basket “slavo” – nel periodo che va da fine anni ’60 ai giorni nostri – visti dagli occhi di Tavcar ed infarcito di aneddoti vissuti e riportati nonchè di qualche breve accenno storico-sociologico alle 6 repubbliche formanti la Jugoslavia. Leggi il resto >
