Bassano del Grappa, lunedì 3 Dicembre 2007
Psicologia applicata alla Pallacanestro
Jacopo Lodde, Head Coach Oderzo, B/2
Oggi le informazioni tecnico-tattiche sul basket si possono reperire dovunque in internet ed è per questo che per la differenza ad un certo livello viene fatta dalle competenze psicologiche.
Il basket è uno sport di situazione: non solo di situazioni di gioco ma anche situazioni emotive.
Il coach deve trovare la maniera di comunicare coi propri giocatori.
Ricordiamoci che tutti gli atleti in crescita cercano la maniera di incidere nel mondo.
In fase di formazione un giovane atleta deve essere umile.
Io: il coach
So ascoltare? So gestire la pressione? So trovare soluzioni sfruttando le risorse che ho a disposizione?
Esempio: la Reyer femminile negli anni passati ha fatto un grande lavoro tecnico con Michelini ma non si è mai lavorato a fondo sulle tensioni che c’erano in palestra. Quest’anno Riga ha modificato di poco la situazione tecnica pre-esistente ma ha alleggerito il clima in palestra ottenendo giocatrici sorridenti ed il primato in classifica.
Non basta il “saper fare”, nel basket c’è bisogno anche del “saper stare”.
Ad inizio stagione in una realtà nuova è importante ottenere rispetto da Società ed Atleti, SUBITO!
Nel basket non esistono casi patologici, non esistono casi psichiatrici, esistono difficoltà che vanno risolte tramite dei riduttori di complessità.
Riduttori di complessità:
- Chiariamo coi nostri interlocutori (società) la metodologia di comunicazione: a cena dopo la partita? Relazione scritta settimanale? Incontro ogni dopo-partita? Ricordiamoci di stabilire queste metodologie in base alle nostre capacità (es. se non sono in grado digestire l’arrabbiatura e la stanchezza nel dopo partita è inutile parlare la sera stessa perché non si sarebbe obiettivi). Nelle giovanili fare delle riunioni con giocatori e genitori per stabilire modalità di comunicazione.
- Definire la leadership: esiste un leader positivo all’interno dello spogliatoio?
- Definire la nostra conduzione del team
Conduzione del team
Come vogliamo condurre il team? Che figura vogliamo avere davanti ad i nostri giocatori? Vogliamo usare la figura del sergente di ferro, vogliamo essere autoritari? Può essere una buona idea con squadre dalla poca personalità, il “generale” è lontano emotivamente ma è ascoltato.
Vogliamo mettere in competizione i giocatori tra di loro? E’ un ottimo sistema se abbiamo il roster per farlo.. “dividi et impera” dicevano i Romani.. due persone divise, distanti, diventano più aggressive (es.: due persone che lottano per un posto in squadra si alleneranno più
intensamente)
Rapporti coi giocatori
Sono convinto che non esistano al mondo persone cattive a prescindere. Esistono però le distanze tra le persone e queste distanze si esprimono con l’aggressività: se sono distante da una persona sono aggressivo verso di essa.
Il ruolo del coach/riduttore di complessità deve essere quello di convogliare queste aggressività.
Ricordiamoci sempre di usare le risorse che abbiamo a disposizione, per insegnare la creanza e l’educazione alle nostre giovani leve potremmo anche utilizzare una qualche bandiera della società.
Ricordiamoci sempre che irrigidirci sulle nostre posizioni può solo portare a trasformare situazioni di difficoltà in situazioni patologiche.
Per renderci conto dei rapporti e delle connessioni tra i giocatori all’interno del nostro spogliatoio dopo una sconfitta chiudiamoci in spogliatoio e chiediamo ai giocatori di dare un commento (max 2’) sulla partita e di passare la palla a chi pensano la pensi come loro.
Lo psicologo al servizio dello sport
Lo psicologo ci può aiutare nella gestione dei nostri rapporti con team e società ma non ha la bacchetta magica: il suo ruolo è quello di facilitatore
- irrigidire schemi troppo laschi
- ammorbidire schemi troppo rigidi
Domande
· Nel scegliere i giocatori per la propria squadra bisogna guardare con attenzione anche alla chimica del gruppo (v. Benetton 2007-08).
· I leader negativi? E’ nostro compito gestirli al meglio, ove possibile naturalmente. Spesso per ridurre le distanze è necessario molto tempo.. non facciamolo in allenamento perché dedicare troppo tempo ad un giocatore solo può irritare gli altri. Usiamo al massimo le nostre capacità relazionali.
· Per evitare problemi diamo ritmo ai nostri allenamenti: se non ho fiato per parlare e non ho il tempo per pensare è difficile che crei problemi.
· Dialoghiamo con i nostri giocatori, facciamo loro domande aperte e facciamoli ragionare. Se si dimostrano restii ad accettare certe scelte portiamoli alla contraddizione, facciamogli sbattere la testa contro le loro errate convinzioni. Usiamo il paradosso.
· Non parliamo troppo ma pretendiamo da subito di essere ascoltati (rispettati) per prevenire situazioni dove il giocatore può pensare: “io in partita sono abituato a sentirmi parlare addosso ma tanto faccio quello che voglio”
Pubblicato da mtrabucco