Premessa: parliamo di serie A, il nostro massimo campionato, quello che, almeno teoricamente, rappresenta l’elite del nostro movimento cestistico.
La squadra campione d’Italia 2006-07 di italiani veri nelle finali ne schierava 2: Carraretto e Rombaldoni. Non sono un amante delle statistiche e non andrò a controllare ma non penso che in due abbiano totalizzato più di 20 minuti di utilizzo nonostante uno di loro sia stato determinante nei supplementari di gara 3 della semi-finale con Roma.
La situazione è sotto gli occhi di tutti: il regolamento impone 6 italiani a referto (ancora per la prossima stagione due potranno esserlo solo “di passaporto”) ma la verità è che gli italiani veri (ovvero quelli “di formazione”) giocano poco e troppo spesso con poca responsabilità perchè i ruoli chiave sono sempre ricoperti da stranieri.
C’è chi, come il CONI dell’ex-cestofilo Petrucci, pensa che questa situazione sia colpa dei regolamenti della Lega A che permettono la presenza nei roster di troppi atleti stranieri. Al dott. Petrucci, ed a tutti quelli che la pensano come lui, mi permetto solo di far notare come nella storia e nell’economia, mica solo nel basket, la presenza di più culture abbia dato solo che maggior impulso alla crescita socio-economica di un paese.
Cosa intendo dire? Semplice: il confronto con giocatori più forti fa migliorare i nostri giocatori tant’è che ad oggi abbiamo pochissimi italiani che emergono dalla mediocrità ma quelli che lo fanno sono giocatori di un altro pianeta rispetto a quelli che venivano fuori ai tempi del “massimo 2 stranieri per squadra”. Come esempi mi basterà citare Bargnani, Belinelli, Mancinelli, Gallinari, Gigli, … tutta gente che oggi conoscono anche oltreoceano.
Insomma, la qualità c’è ma quello che manca è la quantità di giocatori di fascia media che viene sopperita con l’ingresso di extra e comunitari di varia estrazione. Perchè mancano gli italiani di fascia media? Per un sacco di motivi immagino.. io ne ho individuati alcuni:
- Perchè di italiani da serie A che non siano star non ce ne sono più! O meglio: quelli che tecnicamente potrebbero starci in serie A preferiscono giocare in Lega2 o perdersi nelle minors dove per varie motivazioni che non approfondirò in questo intervento prendono maggiori soldi e giocano di più. Per la serie A avanzano quindi frotte di giovani di belle speranze ma dal presente molto incerto.. inutile biasimare le società se preferiscono puntare su un giocatore straniero ma in grado di fornire qualche sicurezza in più.
- Perchè gli stranieri costano meno rispetto ad un italiano di pari capacità. In più spesso hanno maggior esperienza di campionati senior e hanno molti più stimoli nel lavoro quotidiano in palestra.. Se non mi credete fate mente locale: stilate una classifica sui 10 giocatori di serie A più migliorati nell’arco di una stagione.. prendete pure come riferimento le ultime tre stagioni. Bene, quanti di questi sono italiani? Ditemi la verità, da coach a coach: non vi monta la rabbia quando vedete che un tristone come Eze si erge tra i primi centri del nostro campionato quando fino allo scorso anno Tavcar lo avrebbe apostrofato in maniere coloratissime mentre Gigli e Garri sono fermi allo stesso punto da 3 stagioni quando con un poco di lavoro estivo avrebbero potuto aggiungere qualche movimento in post che aumenti la loro pericolosità offensiva?
- Perchè gli Italiani costano di più della loro capacità reale. Gli obblighi su italiani e under a referto ha fatto lievitare i prezzi di qualsiasi bipede indigeno in grado di reggersi eretto dentro un rettangolo di gioco.
- Perchè non c’è programmazione in tutti i sensi.
Non c’è programmazione a livello societario perchè con l’esclusione di due tre realtà sfido chiunque a dire “la società X c’è oggi e ci sarà fra 5 stagioni”.. i dirigenti questo lo sanno e l’unica cosa cui possno mirare è di arrivare a fine stagione col miglior risultato possibile.
Non c’è programmazione a livello sportivo perchè i regolamenti sulla composizione dei roster non dànno certezze oltre i 3 anni.
Non c’è programmazione a livello tecnico perchè con la sparizione dei cartellini e con la limitazione a 5 anni della lunghezza dei contratti chi si prende il rischio di firmare un giocatore cosi a lungo puntando sulla sua crescita? Thomas Ress fu firmato dalla Fortitudo con un contratto della massima durata: 5 stagioni con stipendio a crescere.. Peccato che gli scenari siano mutati rapidamente con una discesa verticale degli ingaggi e così Ress al quarto (o terzo?) anno di contratto si trova a prendere quanto le star della propria squadra senza averne lo stesso status. Ad oggi nessuno può obbligare Ress (che non è migliorato quanto sperato in queste stagioni ed è pertanto in possesso di contratto con cifre assolutamente fuori scala per il suo valore effettivo parametrizzato al mercato attuale) a non prendere i soldi garantiti dal contratto e nessuna altra squadra pagherà mai un buyout alla Fortitudo per rilevare un contratto cosi oneroso. La vicenda si chiuderà pertanto solo alla scadenza naturale del contratto dove chi ci avrà rimesso per davvero sarà solo la Fortitudo che si è salassata per pagare un giocatore che ha reso molto meno rispetto alle aspettative e che andrà via al termine dei 5 anni di contratto da svincolato, a parametro zero. Ci fosse stato ancora il cartellino qualcosa si sarebbe potuto trattare col giocatore ma cosi.. - Perchè non si lavora sui vivai ma la cosa in parte è motivata dal punto precedente. Ad oggi non è più conveniente per una società lavorare sui giocatori inquanto le uniche fonti di reddito certe sono le quote pagate dai ragazzi. I quali, checchè se ne dica, andranno molto più volentieri a giocare in una squadra dove si vince piuttosto che in una dove si perde ma dove i giocatori migliorano tecnicamente per prepararsi al balzo di categoria. I vivai quindi tendono sempre di più a lavorare per vincere subito non facendo crescere realmente i ragazzi che usciti dai campionato giovanili non trovano sbocchi a livello seniores perchè tecnicamente troppo scarsi per reggere certi confronti.
Anni fa, invece, riuscire a piazzare anche un solo giocatore in una squadra di rilievo permeteva ad una società medio-piccola di vivere per intere stagioni.
Ho scritto tanto ma il sunto potrebbe essere di una riga sola: “I giocatori italiani non giocano perchè non sono abbastanza bravi e non sono abbastanza bravi perchè non è conveniente per nessuno farli migliorare”.
Buttata giù cosi la soluzione sembra facile: riattivare il mercato degli italiani. Il problema è “come” riattivarlo perchè le soluzioni del “proibizionismo” (la limitazione degli stranieri in serie A) e dei “sussidi statali” (gli incentivi girati tramite la FIP alle società che producono giocatori che poi vanno a giocare in squadre diverse da quella di origine) fino ad oggi hanno prodotto l’unico risultato di limitare le opportunità delle italiane in coppa dove oltre a subire la diversità di budget rispetto ad altre realtà europee si è costretti, nel caso non si voglia utilizzare lo “straniero di coppa”, a regalare uno-due giocatori alla squadra avversaria.
Non ho nessuna soluzione definitiva da proporre se non quella di valutare attentamente le “ricette” più giuste per incentivare il lavoro tecnico sui vivai finalizzato alla crescita del singolo giocatore oltre che alla vittoria nel campionato giovanile.
Chiudo il post con una mia personale certezza (anche se opinabile quanto vi pare): più è alto il livello del campionato di serie A migliori saranno i giocatori che vi partecipano e pertanto è meglio pensare a come produrre giocatori di alto profilo piuttosto che pensare ad abbassare il livello del basket giocato per permettere anche ad i nostri di “starci”.
Pubblicato da mtrabucco