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Bird e Magic: Il basket eravamo noi

Sports Illustrated - Celtic Pride

La copertina di Sport Illustrated dopo le Conference Finals dell'87

26 Maggio 1987: Never Surrender!

Definire nera la stagione 1986-87 dei verdi del Massachusetts è riduttivo: dalla prematura morte della stella universitaria Len Bias appena scelta al nr.2 del draft all’infinito elenco di infortuni occorsi a tutti i Celtics (ultimo dei quali la frattura da stress al piede di McHale proprio durante i playoff), ai Campioni in carica pareva davvero non andarne bene una.

Nonostante ciò quando, con la serie in parità sul 2 a 2 e con 10″ sul cronometro di gara 5, l’acciaccato Larry partì in palleggio sulla sinistra del campo verso la linea di fondo tutti trattennero il respiro in attesa del ciuf che all’ultimo secondo avrebbe dato il comando della serie ai verdi.. ma non arrivò nessun ciuf perchè il fiappo tentativo di appoggio a canestro venne ricacciato verso il basso dal muro a tre in stile pallavolistico di Detroit. Leggi il resto >

 
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Pubblicato da su mercoledì 23 marzo 2011 in bar sport, basket, libri basket

 

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La lezione di Rondo

Quando ti chiami Kevin Garnett o Paul Pierce la vittoria del Campionato è solo una questione di tempo. Puoi avere la fortuna di trovarti una squadra che ti permetta di vincere a ripetizione o puoi avere la sfortuna di doverti svendere a fine carriera per giocare in qualche top-team e chiudere una comunque onorevole carriera con un anello vinto alla Karl Malone.
Rajon RondoQuando ti chiami Rajon Rondo invece le cose sono diverse. La tua NBA è fatta di training camp, di summer league, di liste infortunati anche se ti senti sano come un pesce e nel migliore dei casi di tanti “DNP-Coach’s decision” (l’equivalente dei nostri N.E. per intenderci). Il tutto con l’unico scopo di ramazzare i contratti professionistici sufficienti a garantirti la dorata pensione NBA con l’incubo poi di dover trascinare la carriera per mettere da parte qualche soldo grosso a Vladivostok o a Scafati.

A Rajon è andata bene, ebbe la fortuna di essere talmente scarso che Ainge non riuscì ad inserirlo in nessuna trade di quest’estate. Lui non si perse d’animo, anzi, e summer league dopo summer league si ritrovò a Boston circondato da Garnett e Allen invece che da Jefferson, West e Szcerbiak. Bel passo avanti direi.

A Rajon in realtà andò STRA-bene perchè scambia di qua, scambia di là l’unico giocatore sotto il metro e novanta in roster era lui e cosi divenne playmaker titolare. Almeno fino alle future trade autunnali.

Carpe diem Rajon capì subito che in squadra con i big-three le uniche cose su cui si sarebbe dovuto concentrare erano difesa e passaggi per i tre moschettieri. Doc Rivers gli facilitò il compito disegnando un playbook dove Rajon teneva la palla solo nel passaggio dalla metacampo difensiva a quella offensiva ed il miracolo avvenne: Rondo rimase PG titolare per l’intera stagione.

Nei playoff Rondo sembrava infettato dal morbillo: nessun difensore che stazionasse nel raggio di 4 metri da lui.. tanto Rajon non sa tirare se non con quell’aborto di arcobaleno che fa ogni tanto.. e lo fa talmente “ogni tanto” che quando lo vedevi tirare a canestro ti domandavi “chi è quel 9 che ha sostituito Rondo?”.

Insomma, diciamoci la verità: se Rondo è stato “battezzato” ogni singola partita di questi Playoff un motivo c’è. Anzi, più di uno perchè Rondo non solo non sa tirare ma passa male e palleggia peggio.. Per quale diavolo di motivo Rivers lo tiene in campo facendo fare radici a Cassell?

Perchè Rondo DIFENDE ed in raddoppio è micidiale, perchè in attacco PASSA, perchè SI BUTTA sui palloni vaganti, perchè SPINGE IL CONTROPIEDE e penetra armando le tre magiche bocche da fuoco, perchè pur essendo alto un metro ed una pipa di tabacco riesce a portare a casa importanti RIMBALZI OFFENSIVI. Rondo ha fatto tutte quelle cose che non si vedono negli highlights e nei tabellini, tutte quante quelle cose che fanno veramente la differenza ma per le quali quasi nessuno ti ringrazierà mai.

Questo insignificante post, Rajon, è per te. Per te e per tutti quelli che, dall’NBA alla Seconda Divisione, giocano col cuore prima che col talento. I 21 punti di stamattina ci ricordano che, con dedizione, spirito di sacrificio ed intelligenza, si possono superare i limiti imposti dal proprio talento.. un messaggio di una intensità che va ben oltre la gioia dell’anello vinto dopo 22 anni (quando Rondo peraltro era appena nato).

Grazie di cuore Rajon!

 
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Pubblicato da su mercoledì 18 giugno 2008 in bar sport

 

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