Parliamo di.. Box-and-one!

Lunedì 14 Maggio 2007

Piero BucchiSotto vedete un bel post sull’attacco di Bucchi che ha fatto affondare la box-and-one di Milano lo scorso anno in Coppa Italia.

La box-and-one è il “rimedio della Nonna” usato da tutti i coach per arginare un giocatore avversario particolarmente pericoloso ed anche se lascia praterie per i 4 non marcati faccia a faccia ha il vantaggio di non essere particolarmente allenata e per questo motivo disorienta sempre i giocatori avversari nelle prime azioni in cui viene eseguita.

Personalmente al posto della box-and-one per chiudere i rubinetti al cecchino avversario preferisco adattare una normale zona o la mia uomo utilizzando il cambio sistematico, il bodycheck o l’uscita+recupero del difensore del bloccante.

Altra soluzione più tattica è quella di far stancare il cecchino con difesa pressante per 40′: si rischia qualche canestro di troppo soprattutto all’inizio ma poi ricevendo stanco abbasserà le sue percentuali.

Deve aver fatto un ragionamento simile anche coach Djordjevic quella sera di un anno e rotti fa ma a lui non andò troppo bene.. ;-)


Cosa cercate in un playmaker?

Lunedì 7 Maggio 2007

Prendendo lo spunto da un mio commento ad un intervento di Paolo ho riflettuto attentamente sul ruolo del playmaker nel basket moderno. Non intendio tediarvi, almeno per ora, con una personale analisi sulla discesa verticale della qualità del gioco del basket ad ogni livello ma intendo spostare il tiro sulle qualità richieste in un playmaker vero, non nelle guardie basse e senza 1c1 che ricicliamo come playmaker (ops.. nota polemica? ;-) ).

Ecco quindi in maniera piuttosto semplificata cosa cerco in un atleta per definirlo playmaker:

  • deve essere in grado di portare la palla guardando il gioco (e non avanzando a sederate come si vede troppo spesso oggi) anche quando difeso con moderata intensità;
  • deve essere in grado di uscire col palleggio dai raddoppi (non raccogliere la palla) o dalle situazioni di “traffico”
  • deve immediatamente proporsi per ricevere l’apertura dal giocatore che prende il rimbalzo (non aspettare che tutti i difensori siano rientrati per farsi vivo) e aprire ancor più velocemente il contropiede
  • deve far correre la palla: col passaggio in prima battuta e solo in seconda battuta col palleggio (quanti pseudo-play congelano la palla per 20″ in attesa dell’assist risolutore e poi si chiamano il blocco per il pick’n'roll?)

Ultimo per trattazione ma primo per importanza citerei la seguente qualità, senza la quale diventa per me impossibile parlare di playmaker:

  • deve essere l’allenatore in campo: non necessariamente il leader della squadra ma deve essere in grado di tenere coinvolti in attacco tutti i suoi compagni servendo con maggior frequenza quelli in palla ma non facendo ammuffire gli altri per evitare facili adattamenti della difesa. Deve essere in grado di leggere la partita quindi.. che non significa solo capire se gli avversari difendono a zona od a uomo per chiamare lo schema corretto.

Chi mi piace di più tra i playmaker attuali? Beh, nonostante l’impoverimento del basket attuale nel ruolo non posso non citare Steve Nash ma soprattutto un certo Theodoros Papaloukas: il numero uno incontrastato nella categoria. Per me naturalmente.

 

Ma parlando di playmaker, anche se non più in attività, non posso non citare giocatori del calibro di John Stockton, Ferdinando Gentile (che forse play puro non lo era ma non ho mai visto un giocatore con più carisma), Mike D’Antoni e, per me il numero uno di tutti i tempi ed il miglior interprete della mia definizione di playmaker, Roberto Brunamonti: ha sempre lasciato i riflettori allo straniero di turno ma per l’intelligenza cestistica messa in campo avrebbe meritato molto di più. Indiscutibilmente il migliore, perlomeno tra quelli che ho avuto modo di vedere..


Pick and roll: panacea al mal dei 24 secondi?

Mercoledì 2 Maggio 2007

Con l’introduzione dei 24 secondi tutti i coach si sono precipitati a trovare soluzioni di tiro più immediate possibile ma invece che concentrarsi sullo sviluppo di un gioco organizzato a partire dal contropiede primario abbiamo deciso di infarcire di p’n'r i nostri schemi offensivi ritenendolo lo strumento più immediato e più efficace per andare a canestro senza incorrere nella violazione dei 24″.

Questa moda ormai si è diffusa a tutti i livelli professionistici (e non) fin giù alle giovanili ma quanti giocatori realmente in grado di sfruttare questa collaborazione vediamo in circolazione?

Provo a spiegarmi meglio: quanti giocatori dopo aver bloccato ruotano correttamente verso canestro? E quanti di questi riceveranno una palla giocabile dal loro compagno?
Quanti play sanno girare l’angolo e concludere a canestro leggendo correttamente la posizione del loro difensore e dell’eventuale aiuto? Quanti di loro sanno anche battere il raddoppio bucandolo col palleggio o cambiando mano e direzione?

Ho citato il raddoppio non a caso perchè ormai col continuo fiorire di giochi imbastiti su sequenze infinite di p’n'r gli allenatori hanno trovato l’antidoto universale: il raddoppio sul portatore di palla. A questo punto l’attacco non fa altro che chiamare lo schema di riserva e tutti si torna a giocare a basket normalmente. Un poco come in quelle partite giovanili dove vige il codice d’onore “non chiamo zona finchè tu non chiami zona”: quando il primo allenatore infrange questo patto di non-belligeranza e chiama la 2-3 l’altro coach subito si affretta a fare lo stesso ed i punteggi improvvisamente si arrestano con attacchi che non sono in grado di sfruttare gli spazi e comici siparietti di giocatori che stanchi di fare il pendolo da un angolo all’altro del campo senza mai ricever palla cominciano a mandare a quel paese compagni e coach.

Siamo al paradosso quindi. Inseriamo i 24″ per velocizzare il gioco ed inseriamo il p’n'r per attaccare il canestro fin dal primo secondo dell’azione: da ciò mi aspetterei di vedere tanti nuovi Nash in circolazione ma l’unica cosa che vedo sono play che pompano la palla 20″ in attesa del p’n'r “buono” e lunghi che bloccano e ribloccano fino alla soluzione del piccolo o alla chiamata del fallo in attacco per blocco irregolare.

Per non parlare della conseguenze sul resto della squadra: mentre i due eletti giocano il p’n'r gli altri tre aspettano sul perimetro uno scarico che se mai arriverà sarà solo per effettuare un tiro con massimo 5″ sul cronometro dei 24″.

Non mi piacerebbe tornare ai 30″ ma tornare ai giochi di continuità che facevamo quando c’erano i 30″ (passing game, flex, …) insistendo sulle corrette letture per punire gli errori della difesa forse sarebbe realmente più utile ai nostri ragazzi.

Ovviamente scrivo per chi ha la fortuna di poter lavorare su un gruppo per un anno intero o più: chi fa il professionista e da un mese all’altro si trova ad allenare due squadre diverse non ha davvero alternativa.. ma qui probabilmente si potrebbe intervenire limitando il periodo di apertura del mercato ed il numero degli acquisti “di riparazione” in tutte le categorie seniores. Ma questa è un’altra storia ovviamente..