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Ciao Stefano

06 lug
Pall. Portogruaro cat. Juniores anno ??

Pall. Portogruaro - cat. Juniores - anno 1997-98 (?)

Quando la sera tardi dopo allenamento rientro a casa spesso preferisco prendere la Postumia invece dell’autostrada: senza il traffico diurno ci si mette praticamente lo stesso tempo e accorcio di parecchio la tratta. Uscendo da Annone Veneto, dopo la nuova rotatoria, c’è un lungo rettilineo al termine del quale la strada piega a destra verso il centro di Blessaglia di Pramaggiore. Di solito rimango immerso nei miei pensieri mentre alzo il piede dall’acceleratore per rallentare e attraversare l’ultimo centro abitato prima dell’agognato letto.. tuttavia in questo periodo dell’anno i miei pensieri in quella curva vengono puntualmente interrotti e bruscamente reindirizzati ai miei ultimi anni di pallacanestro giovanile. In quella curva infatti c’è l’innesto di via Bisciola, una stradina di campagna che porta verso un ridente agglomerato di abitazioni coloniche in cui stanziano abitualmente circa 500 anime (se siete animalisti convinti e pensate che animali domestici e bestiame vario abbiano anche loro un’anima, altrimenti eliminate uno zero e dividete per due). Per noi forestieri militanti nella Pallacanestro Portogruaro via Bisciola a Blessaglia era il capolinea della tratta Casa – Palestra – Casa ed era anche il punto in cui saliva o scendeva Stefano iniziando o terminando la sessione di risate e cavolate che riempivano il Transporter T3 griffato Beretich più delle nostre borse e dei nostri giacconi.

Il primo ricordo di Stefano Valeretto che ho è legato ad una amichevole di fine anno disputata a Pramaggiore contro la squadra locale di 1-2 anni più giovane di noi. Maurizio Moretto che in campionato aveva allenato sia noi che loro decide di sedersi in panchina coi locali lasciandoci al nostro destino: la motivazione ufficiale era che loro erano più giovani e più bisognosi di una guida tecnica.. per quella ufficiosa invece non me la sono mai sentita di biasimarlo. Quell’anno a Portogruaro aveva costruito una squadra Allievi (ora diremmo Under 15) praticamente da zero partendo da me e da due suoi fidi scudieri delle terre perse blessagliesi (Giuliano Zandonà ed il funambolico Piga) reclutando poi il resto dei giocatori direttamente negli oratori: in un girone del campionato provinciale mai così scarso e povero (6 squadre) eravamo riusciti a vincere tre sole partite.. ed evito di sottolineare che in realtà due di queste furono vinte a tavolino per il ritiro dal campionato dell’altra squadra.
Nessuna nota di biasimo quindi al coach per non essersi voluto sedere in panchina con la squadra che avrebbe perso. Terminata questa lunga ma doverosa premessa torniamo a quella partita – che ricordo molto bene perchè per la prima volta nella mia vita inchiodai a tabellone un tiro avversario scoprendo così l’ebrezza dell’elevazione da terra – dove in mezzo a tanti sconosciuti con le canotte verdi c’era un mancino magrolino che continuava a segnare: da fuori, in penetrazione, in arresto e tiro, cadendo all’indietro.. insomma un tocco davvero magico. Inutile dire che dovetti prendermi cura personalmente di lui per evitare di perdere l’ennesima partita e nonostante gli pagassi qualche centimetro (all’epoca ero 20 cm di meno rispetto ad oggi) riuscii d’esperienza a mettergli il bavaglio portando a casa la seconda vittoria sul campo di quella stagione.

Fu così da quel giorno che cominciai a salutare nei corridoi del’Itis “da Vinci” quel mingherlino che per movenze e tecnica mi ricordava il Tony Kukoc del Pop ’84 di Spalato e fu dalla stagione successiva che cominciarono i nostri viaggi nel mitico VW Transporter T3 da e verso i luoghi di allenamento della gloriosa Pall. Portogruaro visto che Stefano era stato aggregato ad una delle nostre squadre giovanili.

A due anni da quella amichevole Stefano ed il suo eterno amico Paolo Campagna entrarono a far parte della nostra squadra Cadetti e così oltre al lato umano già apprezzato nei viaggi in pulmino potei cominciare ad apprezzare concretamente anche il lato tecnico. Mi ricordo il suo tiro mortifero sugli scarichi, il suo 1c1, la capacità ed il tempismo nei passaggi, l’immarcabile arresto e tiro in fade-away. Giocare con lui era un piacere ed il suo sorriso contribuì, ancor prima che le sue indiscutibili capacità tecniche, a creare un clima veramente speciale in spogliatoio. Quella stagione Cadetti rimarrà per me la più bella dell’intero iter giovanile.

Gli anni seguenti le nostre strade si divisero e le autolinee de La Marca Trevigiana (eh si, il mitico Transporter T3 ci aveva abbandonato prima di farci terminare l’annata Juniores causa caro-benzina) non ci videro più protagonisti di epici scambi di cavolate pre e post allenamento. Tuttavia anche col passare degli anni negli happening mondani blessagliesi (eventi del calibro di “poenta e osei” o “lo sgroppino da Guinness in betoniera”) cui presenziavo non mancavamo mai di salutarci e scambiare due parole.

Come quell’ultima volta in cui Stefano mi raccontò del suo approdo in promozione a Concordia e della felicità nel ritrovare molti volti già incontrati insieme sul parquet del Madison Summaga Garden e del palazzetto di via Lovisa a Portogruaro. Ovviamente anche quella volta durante l’amarcord finimmo per tirare fuori dal cassetto dei ricordi comuni quella sera all’Itis in cui non riuscendo in nessun modo a segnare i liberi per andare a cambiarsi Stefano furibondo si mise a tirarli dal gomito: fu 5 su 5 e sul pullman preso per il rotto della cuffia per tornare a casa non smettemmo un secondo di ridere per quella nuova tecnica di tiro.. Divenne la sua tecnica di tiro di riserva: da quella sera infatti ogni volta che sbagliava due liberi di fila Stefano si spostava lateralmente di un metro e mezzo e sbuffando tirava praticamente dal gomito segnando però tutti i tiri seguenti. Vi giuro che sto ridendo anche ora che lo scrivo.. ma Stefano in fondo era così: ti faceva sorridere anche quando non voleva, figurarsi quando lo faceva di proposito con battute o imitazioni (celebri quelle di alcuni coach e del sottoscritto).

E così uscendo da Annone Veneto, dopo la nuova rotatoria e dopo il lungo rettilineo al termine del quale la strada piega a destra verso il centro di Blessaglia di Pramaggiore, alzo il piede dall’acceleratore e sterzo il volante ma in questo periodo dell’anno invece di un rettilineo vuoto trovo un furgoncino pieno di risate e borsoni, trovo l’espressione concentrata di Stefano prima delle partite ed il suo sguardo assonnato appena sceso dal pullman mattutino mentre cercavo di deportarlo alla ’77, trovo la sua espressione felice di quando indossava la tuta da onto con cui affrontava le ore di laboratorio di meccanica all’Itis che tanto gli piacevano.

Ed in tutto questo trambusto di ricordi puntualmente scoppio a ridere, come quella famosa sera in pullman, come ogni volta che col suo sorriso sincero e contagioso Stefano riusciva a metterti di buon umore anche nei momenti più difficili. Sono passati tre anni ormai.. ciao Stefano.

 
2 Comments

Pubblicato da su mercoledì 6 luglio 2011 in basket

 

2 risposte a Ciao Stefano

  1. Anonimo

    lunedì 11 luglio 2011 at 16:07

    AUGURONI PER DOMANI, IO NON HO ALCUN MERITO MA SONO FELICE CHE UNA PERSONA A ME CARA HA SENTIMENTI PROFONDI DI AMICIZIA ED AFFETTO PER IL PROSSIMO.
    AUGURI DI BUON COMPLEANNO
    Lorenzo

     
  2. Anonimo

    lunedì 5 settembre 2011 at 15:58

    “Un sorriso sincero e coraggioso” come i suoi occhi. Indimenticabile, eccezionale, buono, generoso, uomo di parola……ineguagliabile.
    Ciao Stefano.

    Rossella

     

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