Cosa cercate in un playmaker?
Prendendo lo spunto da un mio commento ad un intervento di Paolo ho riflettuto attentamente sul ruolo del playmaker nel basket moderno. Non intendio tediarvi, almeno per ora, con una personale analisi sulla discesa verticale della qualità del gioco del basket ad ogni livello ma intendo spostare il tiro sulle qualità richieste in un playmaker vero, non nelle guardie basse e senza 1c1 che ricicliamo come playmaker (ops.. nota polemica?
).
Ecco quindi in maniera piuttosto semplificata cosa cerco in un atleta per definirlo playmaker:
- deve essere in grado di portare la palla guardando il gioco (e non avanzando a sederate come si vede troppo spesso oggi) anche quando difeso con moderata intensità;
- deve essere in grado di uscire col palleggio dai raddoppi (non raccogliere la palla) o dalle situazioni di “traffico”
- deve immediatamente proporsi per ricevere l’apertura dal giocatore che prende il rimbalzo (non aspettare che tutti i difensori siano rientrati per farsi vivo) e aprire ancor più velocemente il contropiede
- deve far correre la palla: col passaggio in prima battuta e solo in seconda battuta col palleggio (quanti pseudo-play congelano la palla per 20″ in attesa dell’assist risolutore e poi si chiamano il blocco per il pick’n'roll?)
Ultimo per trattazione ma primo per importanza citerei la seguente qualità, senza la quale diventa per me impossibile parlare di playmaker:
- deve essere l’allenatore in campo: non necessariamente il leader della squadra ma deve essere in grado di tenere coinvolti in attacco tutti i suoi compagni servendo con maggior frequenza quelli in palla ma non facendo ammuffire gli altri per evitare facili adattamenti della difesa. Deve essere in grado di leggere la partita quindi.. che non significa solo capire se gli avversari difendono a zona od a uomo per chiamare lo schema corretto.
Chi mi piace di più tra i playmaker attuali? Beh, nonostante l’impoverimento del basket attuale nel ruolo non posso non citare Steve Nash ma soprattutto un certo Theodoros Papaloukas: il numero uno incontrastato nella categoria. Per me naturalmente.
Ma parlando di playmaker, anche se non più in attività, non posso non citare giocatori del calibro di John Stockton, Ferdinando Gentile (che forse play puro non lo era ma non ho mai visto un giocatore con più carisma), Mike D’Antoni e, per me il numero uno di tutti i tempi ed il miglior interprete della mia definizione di playmaker, Roberto Brunamonti: ha sempre lasciato i riflettori allo straniero di turno ma per l’intelligenza cestistica messa in campo avrebbe meritato molto di più. Indiscutibilmente il migliore, perlomeno tra quelli che ho avuto modo di vedere..
Lunedì 7 Maggio 2007 alle 18:37
Ciao e complimenti per il sito che ho scoperto grazie a Spaziocoach. Aggiungo io un’altra domanda alle tue: il play è un giocatore che ha in sè tale ruolo o può essere allenata nelle giovanili?
Lunedì 7 Maggio 2007 alle 20:47
Ho elencato 5 punti sopra, secondo me sui primi 4 si può lavorare (sui primi due da subito mentre per gli altri due aspetterei un poco -approssimativamente i 16 anni- prima di lavorarci in maniera analitica) mentre sull’ultimo sono straconvinto che uno o ci nasce o non ci nasce perchè la questione non si limita solo alle letture (su cui comunque è possibile migliorare sensibilmente col lavoro in palestra) ma comprende certe qualità umane (carattere e capacità di relazione col prossimo in primis) che sono proprie di ogni individuo.
Attenzione però: così come non possiamo considerare conclusa la crescita fisica di un individuo a 14 anni ugualmente non possiamo considerarlo maturo caratterialmente alla stessa età. Dovremo quindi essere ancora più attenti per percepire queste qualità all’interno dei giovani atleti e per permettergli di svilupparle.